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Informatici Celebri

Leonardo da Vinci (1452 – 1519)

Fiorentino, pittore, scultore, architetto, ingegnere.  Se volessimo dare credito alla tesi fantascientifica dei viaggi nel tempo, sicuramente il più sospettabile di tutti i geni sarebbe proprio lui, viste le innumerevoli opere del suo ingegno che si stenta a credere non abbia “copiato” dal futuro per cercare di riprodurle nella sua prematura epoca. Sorvolando su tutto ciò che egli ha saputo pensare e realizzare nella sua vita, anche nell’ambito del calcolo automatico ha saputo dare un esempio che se anche non fosse stato poi copiato da altri, confermerebbe una volta in più le sue grandiose capacità. Il riferimento è ai disegni e progetti di calcolo ritrovati solamente nel 1967 e che dimostrano come egli, già attorno al 1500 (150 anni prima di Blaise Pascal!) avesse immaginato un sistema meccanico di calcolatrice basata su ruote dentate (lo scritto fa parte di quello che oggi viene chiamato “Codice di Madrid) perfettamente funzionante.


Wilhelm Schickard (1592 – 1635)

Tra il 1500 e il 1700 si diffuse in tutta Europa un gusto sproporzionato per i congegni automatici, in particolare per gli orologi: ne esistevano di complessi e monumentali ovunque si andasse, indicanti non solo l’ora ma anche le fasi lunari, i segni zodiacali, con figure in movimento e melodie affascinanti. Le ruote dentate erano il segreto di tutti quei congegni, e la tecnologia per la loro costruzione raggiunse in quel periodo un altissimo grado di precisione, malgrado fossero di legno a causa della poca familiarietà degli artigiani nel forgiare i metalli. Probabilmente osservando il funzionamento di questi meccanismi il matematico tedesco Wilhelm Schickard (1592-1635) docente dell’università di Heidelberg e considerato il Leonardo da Vinci tedesco per la portata delle sue conoscenze, progettò e costruì quello che a tutt’oggi è considerato il primo vero meccanismo calcolatore: una macchina che esegue le quattro operazioni principali e la radice quadrata.


 

Blaise Pascal (1623 – 1662)

Filosofo, matematico e fisico francese.

 Blaise Pascal a venti anni realizza una celebre macchina per eseguire addizioni e sottrazioni automaticamente, la ‘Pascalina’.  In realtà, uno strumento simile, capace anche di eseguire moltiplicazioni e divisioni, era stato costruito qualche anno prima in Germania, ma, essendo di legno, fu distrutto da un incendio. Le addizioni venivano eseguite mediante la somma delle rotazioni degli ingranaggi e le sottrazioni come complemento al 10 (principio che fu utilizzato anche da molte calcolatrici meccaniche fino a pochi anni fa).  Le moltiplicazioni erano delle addizioni ripetute. Lo scopo per cui progettò questa calcolatrice fu quello di aiutare il padre nel calcolo della riscossione delle tasse. Pensò che la macchina potesse essere utile anche ad altri, la fece brevettare e ne costruì anche un certo numero di esemplari (circa 50).


Charles Babbage (1791 – 1871)

 Matematico inglese.

A lui si deve la descrizione del primo calcolatore digitale automatico di uso generale, la cosiddetta ‘macchina analitica‘, modello per tutti i successivi calcolatori digitali universali. Babbage aveva conosciuto il telaio di Jacquard nei suoi studi sulle manifatture e da questa invenzione aveva ricavato alcuni concetti che gli furono utili nell’ ideazione della sua seconda macchina; quella analitica. Per questa macchina, precorrendo i tempi, aveva immaginato la possibilità di introdurre da un lato le regole (gli algoritmi) e dall’altro i valori (le variabili e le costanti). Il modo più semplice di fare questo consisteva nell’ utilizzo di schede perforate o nastri perforati in tutto simili a quelli dei telai di Jacquard. La macchina doveva essere in grado di eseguire operazioni ricorrenti nel calcolo delle tavole e, per questo, dovevano esserci varie schede, una per ogni operazione da compiere, che venivano unite in un nastro nella opportuna sequenza. Questo era di fatto il programma di calcolo (operation cards). Altre schede perforate contenevano i dati, variabili e costanti, e venivano a costituire un secondo nastro (variable cards). Egli realizzò anche una “macchina alle differenze” in grado di svolgere calcoli più specializzati. Non si può che rimanere colpiti dalla modernità dei concetti che stanno alla base di questa macchina, gli stessi che oggi, con tecnologia elettronica, sono alla base dei calcolatori.

La macchina analitica era costituita da due parti:

lo store (memoria) che immagazzinava variabili e costanti e nella quale erano conservati anche tutti i risultati intermedi dei calcoli.

Il mill (unità di calcolo) che conteneva il programma vero e proprio.

Babbage non vedrà mai funzionare la sua Macchina Analitica. Mentre la Macchina alle differenze sarà completata solo nel 1989 ed ora è esposta al Museo della Scienza di Londra. Ma lo schema generale del suo calcolatore è talmente simile a quello dei computer moderni che la tardiva riscoperta dei suoi scritti invalidò alcuni brevetti dell’IBM.

Bisognerà aspettare la seconda metà del Novecento, dunque, per vedere riconosciuta l’opera di questi due “visionari” ottocenteschi: Babbage e Ada Lovelace.


 Ada Lovelace (1815 – 1852)

Augusta Ada Byron, figlia di Lord Byron e della matematica Annabella Milbanke, nacque a Londra il 10 dicembre 1815. Il padre abbandonò moglie e figlia pochi mesi dopo la sua nascita, e non le rivide mai più. Ada sposò William King, Conte di Lovelace, nome con cui restò famosa. Venne educata in matematica da Mary Somerville, che aveva tradotto in inglese i lavori di Pierre Simon Laplace e di Augustus De Morgan. Il 5 giugno 1833, incontrò ad un ricevimento Charles Babbage, all’epoca vedovo quarantunenne: Ada rimase affascinata dalle idee e dal lavoro di Babbage, e iniziò a lavorare ai metodi di calcolo per la macchina alle differenze, rimasta incompiuta. Il suo programma per la macchina, volto a calcolare i numeri di Bernoulli utilizzati per stilare tabelle numeriche, era di gran lunga più complesso di qualunque altro tentativo di Babbage, e giustifica pienamente la fama di Ada come prima programmatrice della storia. Morì il 27 novembre 1852, probabilmente per un tumore all’utero, e dietro sua richiesta venne sepolta accanto al padre. Il linguaggio di programmazione Ada, sviluppato dal Dipartimento della Difesa degli USA, è stato così chiamato in suo onore.


George Boole (1815 – 1864)

Logico e matematico inglese. George Boole creò lo strumento concettuale che sta alla base del funzionamento del calcolatore e che, in suo onore, va sotto il nome di algebra booleana. Si tratta di un calcolo logico a due valori di verità con alcune leggi particolari, che consente di operare su proposizioni allo stesso modo che su entità matematiche. Sviluppò i concetti espressi da Leibniz sul sistema binario e descrisse gli operatori logici che da lui presero il nome di: OPERATORI BOOLEANI. L’opera di Boole aprì l’orizzonte alle grandi scuole di matematica del ‘900. La sua logica, oggi, sta alla base della struttura dei componenti elettronici denominati porte logiche ed è la base del funzionamento dei calcolatori elettronici. Nel suo libro, Boole dimostrava con successo che la logica, come la insegnava Aristotele, poteva essere rappresentata tramite equazioni algebriche. Nel 1854, Boole stabiliva solidamente la sua reputazione pubblicando “An Investigation of the Laws of Thought, on Which Are Founded the Mathematical Theories of Logic and Probabilities”, una continuazione del suo lavoro precedente. Nel 1855, Boole, il primo professore di matematica del College The College of Cork (Ireland), sposò Mary Everest, che era già nota come matematico e professore. Mary, di 18 anni più giovane di Boole, ebbe il compito di editor e sounding-board per suo marito nei loro nove anni di matrimonio. Purtroppo la scelta poco felice del trattamento medico della moglie Mary, può aver affrettato la morte di Boole. Infatti, dopo aver preso un raffreddore sotto la pioggia, Boole fu posto a letto da sua moglie, la quale buttò secchi di acqua sul suo corpo, convinta della teoria che qualsiasi cosa avesse causato la malattia avrebbe anche fornito la cura (e questo sembrava logico per lei …). Il lavoro di Boole fu ben recepito durante la sua vita, ma fu considerato soltanto “pura matematica” fino al 1938, quando Claude Shannon pubblicò la sua tesi al MIT. Shannon dimostrò che la logica simbolica di Boole, così come si applicava alla rappresentazione di Vero e Falso, poteva essere usata per rappresentare le funzioni degli interruttori nei circuiti elettronici. Ciò divenne la base della progettazione dell’elettronica digitale, con applicazioni pratiche nella commutazione telefonica e nell’ingegneria dei computer. Oggigiorno, quando si usa un motore di ricerca su Internet,utilizziamo i concetti matematici di Boole che ci aiutano a localizzare le informazioni definendo una relazione tra i termini che introduciamo. Ad esempio, ricercando George AND Boole troveremo ogni articolo in cui sia la parola George che la parola Boole sono presenti. Cercando invece George OR Boole troveremo ogni articolo in cui o la parola George o la parola Boole sono presenti. Tutto questo e’ cio’ che chiamiamo “ricerca booleana”, detto in termini molto semplificati, ovviamente.


Thomas J. Watson senior (1874 – 1956)

Imprenditore americano.

Fondò nel 1924 l’International Business Machine (IBM), in cui aveva fatto coinvolgere la Time Recording Co. e la Tabulating Machine Co. di Hollerith. Sotto la sua guida la società divenne il più potente impero industriale nel settore informatico. E’ anche l’uomo che coniò lo slogan “THINK” (che venne tradotto in italiano “RIFLETTETE”), che invase per decenni tutti gli uffici e le pubblicazioni IBM.


Alan M. Turing (1912-1954)

Alan Turing è nato il 23 giugno 1912 a Londra ed è morto il 7 giugno 1954 a Manchester. E’ stato uno dei pionieri dello studio della logica dei computer così come la conosciamo oggi ed il primo ad interessarsi all’argomento dellintelligenza artificiale. Una delle sue caratteristiche fu di non usare il lavoro di scienziati precedenti, bensì di ricreare le scoperte precedenti. Trasferitosi alla Princeton University iniziò ad esplorare quella che poi verrà definita come la Macchina di Turing. La macchina di Turing non è altro che l’odierno computer. Turing descrisse una macchina che sarebbe stata capace di leggere una serie su una banda composta dalle cifre uno e zero. Questi uni e questi zeri descrivevano i passaggi che erano necessari per risolvere un particolare problema o per svolgere un certo compito. La macchina di Turing avrebbe letto ogni passaggio e l’avrebbe svolto in sequenza dando la risposta giusta. Questo concetto era rivoluzionario per quel tempo in quanto molti computer negli anni ’50 erano progettati per un scopo preciso o per uno spettro limitato di scopi. Ciò che Turing intravvedeva era una macchina che riusciva a fare tutto, una cosa che oggigiorno diamo per scontata. Nel 1936 formulò il modello teorico del calcolatore a istruzioni memorizzate, la cosiddetta ‘macchina di Turing’. Un risultato analogo veniva fornito nello stesso anno, ma indipendentemente da lui, dal logico polacco Emil L. Post (1897-1954). Il metodo di istruzione del computer era molto importante nel concetto di Turing. Far eseguire ad un computer un compito particolare era soltanto una questione di suddivisione dell’istruzione in una serie di istruzioni più semplici, lo stesso processo che viene affrontato anche dai programmatori odierni. Turing era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. La parte più difficile stava nel determinare quali fossero i livelli semplici e come spezzettare i grossi problemi. Durante la seconda guerra mondiale Turing mise le sue capacità matematiche al servizio del Department of Communications inglese per decifrare i codici usati nelle comunicazioni tedesche, in quanto i tedeschi avevano sviluppato un tipo di computer denominato Enigma che era capace di generare un codice che mutava costantemente. Turing ed i suoi compagni lavorarono con uno strumento chiamato Colossus che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici tedeschi creato con Enigma. Si trattava, essenzialmente di un insieme di servomotori, ma era il primo passo verso il computer digitale. Turing era dell’idea che si potesse creare una macchina intelligente seguendo gli schemi del cervello umano. Scrisse un articolo nel 1950 in cui descriveva quello che attualmente è conosciuto come il Test di Turing. Il test consisteva in una persona che poneva delle domande tramite una tastiera, rivolgendosi sia ad una persona che ad una macchina intelligente. Era convinto che se, dopo un ragionevole periodo di tempo, la persona che poneva le domande non fosse stata capace di distinguere le risposte della macchina da quelle dell’altra persona, la macchina in qualche modo si poteva considerare “intelligente”. Ipersensibile, incompreso, circondato dallo scetticismo e dall’ostilità dell’ambiente scientifico, il matematico inglese si suicidò il 7 giugno 1954, mangiando una mela al cianuro, per motivi mai chiariti. Due anni prima era stato coinvolto in uno scandalo per una relazione omosessuale (all’epoca considerata un reato in Gran Bretagna) e condannato a seguire una terapia ormonale che lo aveva reso impotente.


Norbert Wiener (1894 – 1964)

Matematico ebreo americano di origine russa.

Norbert Wiener è considerato il creatore del termine cibernetica (dal Greco Kyber: timone, pilota).  Lo stretto legame fra cibernetica e informatica si fa sentire soprattutto nel settore delle intelligenze artificiali e degli automi. Bambino prodigio, Wiener a tre anni era già in grado di leggere correttamente e a nove anni faceva il suo ingresso nella scuola superiore, dove completò il programma quadriennale in soli due anni. Poi studiò presso la Cornell University, la Columbia University, Harvard e Cambridge (con Bertrand Russel) e Gottinga, laureandosi in matematica, fisica e biologia. Quindi rientrò negli Stati Uniti, dove insegnò sia all’università di Columbia che di Harvard e del Maine, prima di finire al MIT come professore di matematica (1932-1960). Durante la seconda guerra mondiale fu coinvolto in importanti progetti militari, in particolare per la realizzazione di computer da utilizzare in calcoli balistici.


Atanasoff, John Vincent (Hamilton, New York 4 ottobre 1903 – Monrovia, Maryland 15 giugno 1995)

Fisico e ingegnere americano di origine bulgara.

Contende a Mauchly e von Neumann il merito di avere per primo sviluppato (sin dal 1937) l’idea del calcolatore elettronico digitale automatico a base binaria. Nel 1973 la giustizia americana ha invalidato il brevetto dell’ENIAC (1947) perchè preceduto nel 1939 dall’ABC (Atanasoff – Berry Computer), realizzato appunto dallo stesso Atanasoff e da C. Berry.


Zuse, Konrad (1910 – 1995)

Ingegnere tedesco, considerato da molti “il padre dei computer”.

Gli studi sulla possibilità di risolvere con l’ausilio delle macchine i pesanti calcoli necessari all’ingegneria risalgono al periodo compreso fra le due guerre mondiali. I risultati si concretizzarono nella realizzazione dei calcolatori elettromeccanici, considerati i progenitori degli attuali computer. Contrariamente a quanto si crede, il primo di questi progetti in grado di soddisfare le caratteristiche di un moderno elaboratore non vide la luce nel campus di un’università americana, ma nel più modesto soggiorno di una famiglia berlinese.
Zuse, pioniere dei calcolatori, costruì nel 1941 il primo calcolatore elettromeccanico programmabile, lo Z3. La società da lui fondata venne rilevata poi dalla Siemens. Il primo computer di Konrad Zuse fu costruito tra il 1936 e il 1938 e venne poi distrutto assieme ai progetti dai bombardamenti di Berlino durante la seconda guerra mondiale. Era stato finanziato completamente da privati. Si trattava di un apparecchio programmabile, in grado di processare numeri in formato binario e le cui caratteristiche più apprezzabili, viste con il senno di poi, furono la netta distinzione fra memoria e processore. Questa architettura, che non venne adottata dall’ENIAC o dal Mark I, (i primi computer realizzati negli Stati Uniti quasi dieci anni più tardi), rispecchia la definizione di calcolatore enunciata nel 1945 da John von Neumann. Lo Z1 conteneva tutti i componenti di un moderno computer, anche se era completamente meccanico, come ad esempio: unità di controllo, memoria, micro sequenze, logica floating point, ecc.


Claude Elwood Shannon (1916-2001)

Matematico americano.
Nel 1937 dimostrò che l’algebra di Boole forniva uno dei mezzi più adatti per trattare i problemi dei circuiti. Dopo gli studi all’università, nel 1936 cominciò a preparare la tesi di dottorato al Mit sotto la guida di Vannevar Bush. In particolare Shannon era interessato alla teoria e alla progettazione dei complessi circuiti di relay che controllavano le operazioni dell”‘analizzatore differenziale”, la macchina inventata da Bush per risolvere equazioni differenziali. Fu in quel periodo che Shannon cominciò a pensare che con la logica a due valori di Boole si poteva fare di un computer «molto di più che una macchina per addizioni». Dopo il dottorato, Shannon iniziò a collaborare coi Laboratori Bell della At&T, e durante la guerra si dedicò allo studio dei sistemi di controllo delle batterie contraeree. Nel 1948 pubblicò il suo lavoro più importante, la Teoria matematica della comunicazione, uno dei pilastri della moderna teoria dell’informazione e in parte, quindi, dell’informatica. Il problema era ancora una volta di natura pratica. Come trasmettere messaggi impedendo che “rumori” di disturbo ne alterassero il contenuto? Per cominciare, il problema era di definire in maniera precisa cos’era il contenuto di informazione di un messaggio. L’idea geniale di Shannon fu che il contenuto di informazione non ha nulla a che vedere col contenuto del messaggio, ma col numero di 0 e 1, necessari per trasmetterlo. La natura del messaggio, numeri, musica, immagini, era irrilevante. In ogni caso si trattava di sequenze di 0 e 1. In quell’articolo compariva per la prima volta il termine bit. Le cifre binarie diventavano l’elemento fondamentale in ogni comunicazione. Con i suoi lavori dedicati alla teoria dell’informazione, all’affidabilità dei circuiti, al problema della sicurezza della comunicazione e alla crittografia, Shannon ha profondamente cambiato la teoria e la pratica della comunicazione. Dal 1958 Shannon era tornato a insegnare al Mit. Appassionato giocatore di scacchi, in un suo pionieristico articolo del 1950 parlava della programmazione dei computer per giocare a scacchi. Nel 1965 ne aveva discusso a Mosca con Mikhail Botvinnik, ingegnere elettrico e a lungo campione mondiale di scacchi. Stavano prendendo forma le prime idee di Profondo Blu, il programma che trent’anni dopo avrebbe sconfitto Kasparov. Il topo elettromeccanico di Shannon (Theseus) è stato uno dei primi tentativi di “insegnare” ad una macchina ad imparare e uno dei primi esperimenti pratici di Intelligenza Artificiale.


Grace Murray Hopper (1906-1992)

Grace Hopper è stata una matematica, scienziata di computer, progettista di sistemi e ha inventato il concetto di “compilatore” dei programmi software. Dei suoi contributi intellettuali hanno beneficiato le accademie, l’industria e l’esercito. Nel 1928 si laurea in matematica e fisica presso il Vassar College.
E’ nota in tutto il mondo per la sua attività sul primo computer digitale della marina, il MARK I.
Nel 1949 si unisce a Eckert e Mauchly nella costruzione dell’UNIVAC I. Lavorò sull’idea del compilatore per fare in modo che il calcolatore fosse in grado di leggere istruzioni scritte in linguaggio naturale,fino a sviluppare il più noto linguaggio di programmazione commerciale, il COBOL. Grace Hopper servì la facoltà della Moore School per 15 anni. Spese una gran parte della sua carriera inventiva dimostrando che qualunque cosa non sia mai stata fatta prima non è detto che sia impossibile da realizzare. E’ con questo approccio mentale positivo che le capacità della Hopper consentirono lo sviluppo del primo compilatore nel 1952. Prima dell’invenzione della Hopper i programmatori dovevano scrivere lunghissime istruzioni in codice binario (linguaggio della macchina) per qualsiasi nuovo pezzo di software.
Se pensiamo che il linguaggio macchina è fatto di soli I e O potete immaginare quale sforzo e spreco di tempo tutto ciò poteva creare all’epoca, senza contare gli errori. La Hopper sentiva che ci doveva essere una soluzione al problema. Determinata a risolvere la questione, impostò il programma che avrebbe liberato i programmatori dall’esigenza di scrivere codice binario.
Ma non solo, ogni volta che il computer era chiamato a svolgere una funzione già nota, il compilatore gliela avrebbe messa a disposizione prelevandola da una libreria predisposta allo scopo. Il compilatore, dunque, era una splendida soluzione per risparmiare tempo ed errori, ma la Hopper non si fermò qui. E inventò il COBOL, il primo linguaggio familiare utilizzabile per scrivere programmi gestionali, linguaggio in uso ancora oggi. Andò in pensione nel 1986, dopo avere consegnato alla storia il suo prezioso lavoro e l’esempio della sua determinazione a risolvere qualsiasi problema. Il suo successo fu basato principalmente sulla solida educazione ed una forte volontà inquisitoria. Nel suo ufficio navale teneva appeso un orologio che girava al contrario, per ricordarsi del principio-chiave del successo: molti problemi hanno più di una sola soluzione. La più famosa programmatrice di computer fu conosciuta con vari appellativi, tra cui: “Gran Lady del software”, oppure “Amazing Lady” o “Nonnina del Cobol”.
Aveva iniziato ad insegnare matematica alla Vassar nel 1931, dove rimase fino a quando entrò a far parte della riserva della Marina Militare degli Stati Uniti, nel 1943, e divenne la prima programmatrice del MARK I, un computer della marina.
L’amore della Hopper per il Mark I cessò dopo pochi anni, quando la sua attenzione fu attratta dall’UNIVAC I, una macchina mille volte più veloce del Mark I. Nel 1946 venne congedata ed entrò nel Computation Laboratory della facoltà di Harvard, dove proseguì il suo lavoro sul Mark II e Mark III. Ma nel 1949 si unì ad Eckert e Mauchly alla Computer Corporation di Philadelphia, successivamente chiamata Sperry Rand, dove progettò il primo computer commerciale elettronico da produrre in serie: l’UNIVAC I. Cambiò la vita di tutti quelli che operavano nel mondo dei computer sviluppando il Bomarc System, divenuto successivamente COBOL (Common Business Oriented Language). Il COBOL rese possibile ai computer di comprendere le parole anzichè i soli numeri. E’ sempre alla Hopper che venne attribuito il termine “bug” per indicare errori nei programmi, e la cosa nacque da un errore del Mark II che fece impazzire i tecnici, fino a quando scoprirono che un relè non funzionava in modo corretto proprio perchè un insetto vi era rimasto incastrato. Fu promossa con i gradi di Capitano nel 1973 e nel 1977 venne assunta come consulente speciale al comando, presso il NAVDAC (Naval Data Automation Command), dove restò fino alla pensione. Nel 1983 Philip Crane dichiarò che era ora che la Marina riconoscesse i meriti speciali di questo ufficiale, richiamato dal pensionamento per lavorare ancora per 15 anni, e che la promuovesse al grado di Commodore. La proposta fu accettata e la Hopper, alla tenera età di 76 anni, fu promossa Commodoro. Il suo grado fu poi elevato a quello di Ammiraglio nel 1985, facendo di lei una delle rarissime donne ammiraglio della marina statunitense. Nel 1985 la Navy Regional Data Automation Center costruì un nuovo complesso per la elaborazione dei dati, che venne battezzato: The Grace Murray Hopper Service Center.

Informatici Contemporanei

Edgar F. Codd (1923-2003)Edgar F. Cood (1923 – 2003)

Quel che dobbiamo a Edgar Codd.

Il più prestigioso collaboratore ed erede dell’inventore del modello relazionale rievoca il contributo dato dal ‘Dr. Codd’ all’evoluzione della tecnologia informatica (5/6/2003)

 di Chris J. Date

TRIBUTO

Sono pochi nella comunità di chi si interessa di database a non sapere che purtroppo Edgar Codd ci ha lasciati il 18 aprile 2003 all’età di 79 anni. Il Dr. Codd, conosciuto ai suoi colleghi e amici, tra i quali sono orgoglioso di includermi, come Ted, è stato l’uomo che, praticamente da solo, ha ridefinito il campo della gestione delle basi dati a partire da solide fondamenta scientifiche. L’intero settore dei database relazionali, che ora fattura molti miliardi di dollari l’anno, deve la sua stessa esistenza all’opera originale di Ted. Lo stesso vale per tutto l’enorme numero di programmi di ricerca e di insegnamento riguardanti database relazionali in corso in tutto il mondo in università e organizzazioni similari. In effetti, tutti noi che lavoriamo in questo settore dobbiamo la nostra carriera e il nostro reddito ai giganteschi contributi che Ted diede al mondo nel periodo compreso tra la fine degli anni ’60 e il primi anni ’80. Noi tutti gli dobbiamo moltissimo. Questo tributo a Ted e ai suoi traguardi deve essere considerato un’offerta in riconoscimento di quel debito.

Ted iniziò la sua carriera nell’informatica nel 1949 come matematico programmatore all’IBM sul Selective Sequence Electronic Calculator. In seguito partecipò allo sviluppo di importanti prodotti IBM, tra cui il 701 (il primo computer commerciale di IBM) e la tecnologia dei mainframe modello 7090. Alla fine degli anni ’60 rivolse la sua attenzione al problema della gestione delle basi dati, e nei pochi anni che seguirono creò l’invenzione a cui il suo nome sarà per sempre legato: il modello relazionale dei dati.

Il modello relazionale è ampiamente riconosciuto come una delle grandi innovazioni tecniche del XX secolo. Ted lo descrisse e ne esplorò le implicazioni in una serie di paper di ricerca, impressionanti per la loro originalità, pubblicati dal 1969 al 1981. L’effetto provocato da quei lavori fu duplice.

Innanzitutto essi cambiarono il modo il cui il mondo dell’Information Technology percepiva il problema della gestione dei database; in secondo luogo, come ho già ricordato, posero le basi di un intero nuovo settore industriale. A tutti gli effetti quei lavori fornirono la base di una tecnologia che ha avuto, e continua ad avere, un effetto importante sulla struttura stessa della nostra società. Non è un’esagerazione dire che Ted è il padre intellettuale del moderno settore dei database.

Le ricerche più importanti

Per rendervi chiara l’ampiezza dei traguardi raggiunti da Ted esaminerò alcuni dei suoi contributi più importanti. Naturalmente il più grande di tutti consistette, come ho già detto, nel trasformare la gestione dei database in una scienza, introducendo quindi nel settore una benvenuta e disperatamente necessaria nota di chiarezza e rigore. Il modello relazionale fornì un quadro teorico nell’ambito del quale divenne possibile affrontare diversi problemi importanti con una modalità scientifica. Ted descrisse per la prima volta il suo modello in un Research Report IBM del 1969: “Derivability, Redundancy, and Consistency of Relations Stored in Large Data Banks,” IBM Research Report RJ599 (August 19th, 1969).

L’anno seguente ne pubblicò una versione rivista: “A Relational Model of Data for Large Shared Data Banks,” CACM 13, No. 6 (June 1970) and else where (quelle citate sono le versioni originali degli scritti di Codd, che furono ripubblicate molte volte).

Questo secondo lavoro viene di solito citato come lo scritto di base nel settore, anche se questa caratterizzazione non è molto equanime nei confronti del suo predecessore dell’anno prima. Quasi tutte le idee nuove contenute nei lavori descritti sommariamente di seguito, oltre che numerosi sviluppi tecnici successivi, erano anticipati, o almeno implicitamente suggeriti, in questi primi due articoli. Quel che più impressiona è che alcune di quelle idee ancora oggi restano inesplorate. Secondo me, tutti coloro che sono professionalmente impegnati nella gestione dei database dovrebbero leggere e rileggere almeno uno di quei due articoli una volta l’anno.

Incidentalmente, non è universalmente noto come dovrebbe che Codd non solo inventò il modello relazionale nello specifico, ma l’intero concetto di “modello di dati” o “data model” in generale. Basta leggere questo articolo: “Data Models in Database Management,” ACMSIGMOD Record 11, No. 2 (February 1981).

Parlando del modello relazionale, in particolare di “data model” in generale, Codd sottolineò con forza l’importanza della distinzione, purtroppo ancora ampiamente sottovalutata, tra il “data model” e la sua realizzazione fisica. Ted capì anche il potenziale insito nell’utilizzo della logica dei predicati come fondamento di un linguaggio per database. Discusse brevemente questa possibilità negli articoli del 1969 e del 1970, per poi passare, usando come base l’idea della logica dei predicati, a descrivere in dettaglio quello che probabilmente era il primo vero linguaggio relazionale mai definito, il Data Sublanguage Alpha: “A Data Base Sublanguage Founded on the Relational Calculus,” Proc. 1971 ACM SIGFIDET Workshop on Data Description, Access and Control, San Diego, Calif. (November 1971).

Alpha in quanto tale non venne mai realizzato, ma esercitò un’enorme influenza su altri linguaggi che invece lo furono, come il Quel di Ingres e (in misura minore) lo stesso SQL.

L’anno dopo Ted definì il “calcolo relazionale” in modo maggiormente formalizzato, insieme all’algebra relazionale, in: “Relational Completeness of Data Base Sublanguages,” in Randall J. Rustin (ed.), Data Base Systems: Courant Computer Science Symposia Series 6 (Prentice-Hall, 1972).

Come il titolo di questo articolo chiaramente indica, esso introduceva anche la nozione di ‘completezza relazionale’ come misura di base della potenza espressiva di un linguaggio di database. Nello stesso articolo veniva descritto un algoritmo, ‘l’algoritmo di riduzione di Codd’, per trasformare un’espressione arbitraria nel calcolo relazionale in una espressione equivalente nell’algebra relazionale, in questo modo

a) dimostrando che l’algebra era relazionalmente completa (ossia che era almeno potente quanto il calcolo relazionale),

b) fornendo una base per la realizzazione del calcolo.

Ted introdusse anche il concetto di ‘dipendenza funzionale’ e definì le prime tre ‘normal form’ (1NF, 2NF e 3NF) con gli articoli:

– “Normalized Data Base Structure: A Brief Tutorial,” Proc. 1971 ACM SIGFIDET Workshop on Data Description, Access, and Control, San Diego, Calif. (November 11th-12th, 1971).

– “Further Normalization of the Data Base Relational Model,” in Randall J. Rustin (ed.), Data Base Systems: Courant Computer Science Symposia Series 6 (Prentice-Hall, 1972).

‘Il Grande Dibattito’ del 1974

Questi articoli posero le basi dell’intero settore che oggi è conosciuto come ‘teoria della dipendenza’, una branca importante della scienza dei database (tra le altre cose, fornì una base per un approccio realmente scientifico al problema della progettazione logica di un database).

Ted definì anche la nozione chiave di ‘essenzialità’, in: “Interactive Support for Nonprogrammers: The Relational and NeTw ork Approaches,” Proc. ACM SIGMOD Workshop on Data Description, Access, and Control, Vol. II, Ann Arbor, Michigan (May 1974). Questo articolo costituisce il contributo scritto principale di Ted a quello che venne chiamato “Il Grande Dibattito”.

Il Grande Dibattito – il titolo ufficiale era “Data Models: Data-Structure-Set vs. Relational – fu un evento speciale tenutosi nel corso del Workshop 1974 del SIGMOD (il SIGMOD è lo Special Interest Group on Management of Data dell’ACM, Association for Computing Machinery, N.d. T.). In seguito venne caratterizzato da Robert L. Ashenhurst nelle CACM (Communications of ACM, N.d.T.) come “un evento fondamentale del tipo a cui troppo raramente si assiste nel nostro settore”.

Il concetto di ‘essenzialità’, introdotto da Ted nel corso di quel dibattito, costituisce un grande ausilio per introdurre chiarezza nei ragionamenti che si fanno nelle discussione sulla natura dei dati e dei DBMS. In particolare, ‘l’Information principle’ (a cui sentii Ted riferirsi in un’occasione come il principio fondamentale sotteso al modello relazionale) si affida ad esso, anche se non molto esplicitamente. Per citare Ted Codd: “L’intero contenuto di informazione di un database relazionale viene rappresentato in uno e un solo modo; ossia, come “attribute value” all’interno di “tuple” all’interno di relazioni”.

Oltre a tutte le attività di ricerca brevemente descritte nei paragrafi precedenti Ted era professionalmente attivo anche in altre aree. In particolare fondò nell’ambito dell’ACM lo Special Interest Committee on File Description and Translation (SICFIDE T), che in seguito cambiò nome nel già citato SIG MOD. Era anche instancabile, sia all’interno che all’esterno di IBM, nel cercare di ottenere il livello di adozione del modello relazionale che giustamente riteneva esso meritasse; tutti sforzi che alla fine vennero coronati da successo.

I traguardi raggiunti da Ted sul modello relazionale non devono eclissare il fatto che egli produsse importanti contributi originali in diverse altre aree importanti, tra cui in particolare la multiprogrammazione e l’elaborazione del linguaggio naturale. Guidò il gruppo che sviluppò il primissimo sistema di multiprogrammazione in IBM e scrisse del lavoro svolto in: “Multiprogramming STRETCH: Feasibility Considerations” (con tre coautori), CACM 2, No. 11 (November 1959);

“Multiprogram Scheduling,” Parts 1 and 2, CACM 3, No. 6 (June 1960); Parts 3 and 4, CACM 3, No. 7 (July 1960).

Per quanto riguarda il linguaggio naturale, si può citare tra gli altri: “Seven Steps to Rendezvous w ith the Casual User,” in J. W. Klimbie and K. L. Koffeman (eds.), Data Base Management, Proc. IFIP TC-2 Working Conference on Data Base Management (North-Holland, 1974).

La profondità e l’ampiezza dei contributi di Ted si riflettono nella lunga lista di riconoscimenti che gli vennero conferiti in vita. Era IBM Fello w , ACM Fellow, Fellow della British Computer Society. Era membro eletto sia della National Academy of Engineering che della American Academy of Arts and Sciences. Nel 1981 ricevette il Turing Award dell’ACM, il premio più prestigioso nel settore dell’informatica. Ricevette anche numerosi altri riconoscimenti professionali.

Ted Codd era un vero pioniere dell’informatica. Era fonte di ispirazione per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare con lui. È una soddisfazione speciale poter dire che egli dimostrò sempre un estremo scrupolo nel riconoscere i meriti dei contributi di altre persone. Inoltre, nonostante i traguardi raggiunti, era sempre attento a non fare rivendicazioni esagerate. Non affermò mai, per esempio, che il modello relazionale può risolvere tutti i problemi possibili o che durerà in eterno. E tuttavia tutti coloro che capiscono realmente quel modello credono sinceramente che la classe di problemi che può risolvere è straordinariamente grande e che durerà per molto tempo. Si continueranno a costruire sistemi sulla base del modello relazionale di Codd per un periodo di cui oggi non si vede la fine.

Fonte: IDG Communications Italia


Chris DateC.J. Date

è un autore, docente , ricercatore e consulente , specializzato in tecnologia di database relazionali .

Egli è meglio conosciuto per il suo libro: An Introduction to Database Systems (8th edition, Addison-Wesley, 2004) , che ha venduto oltre tre quarti di milione di copie al momento della scrittura ed è utilizzato da diverse centinaia di college e università in tutto il mondo . Egli è anche l’ autore di molti altri libri sulla gestione di database, tra cui più di recente :

• From Morgan Kaufmann: Temporal Data and the Relational Model (coauthored with Hugh Darwen and Nikos A. Lorentzos, 2003)
• From O’Reilly: Database in Depth: Relational Theory for Practitioners (2005)
• From Addison-Wesley: Databases, Types, and the Relational Model: The Third Manifesto (3rd edition, coauthored with Hugh Darwen, 2006)
• From O’Reilly: The Relational Database Dictionary (2006)
• From Apress: Date on Database: Writings 2000-2006 (2006)
• From Trafford: Logic and Databases: The Roots of Relational Theory (2007)
• From Apress: The Relational Database Dictionary, Extended Edition (2008)

Mr. Date è stato inserito nella Computing Industry Hall of Fame nel 2004. Egli gode di una reputazione che non è seconda a nessuno per la sua capacità di spiegare argomenti tecnici complessi in un modo chiaro e comprensibile.


 

Charles_Bachman_2012Charles Bachman

Dopo il congedo nel 1946 frequenta l’Università statale del Michigan e si laurea nel 1948 in Ingegneria meccanica. Frequenta poi anche l’Università della Pennsylvania. Nel 1950, ottiene un master in Ingegneria Meccanica, completando anche tre quarti dei requisiti per un MBA presso la Wharton School of the University of Pennsylvania.

Nel 1950 inizia a lavorare presso la Dow Chemical Company a Midland giungendo alla carica di direttore di elaborazione dati. Dopo dieci anni, nel 1960, entra a far parte della General Electric, presso la quale sviluppa l’Integrated Data Store, uno dei primi sistemi di gestione di database. Lavorando in collaborazione con la Weyerhaeuser Lumber, sviluppa il primo sistema multitasking per i database IDS.

Più tardi, alla General Electric, sviluppa il “dataBasic” che offre il supporto database agli utenti dei sistemi Time-sharing in Basic. Successivamente entra a far parte di una piccola impresa, la Cullinane Information System (più tardi Cullinet). Nel 1983 fonda la Bachman Information Systems, presso la quale si occupa della progettazione di prodotti CASE.

I documenti di Bachman, dal 1951 al 2007, sono disponibili presso il Charles Babbage Institute, Università del Minnesota. Questa raccolta contiene un archivio dettagliato di meteriale che descrive i suoi lavori nel mondo dei database. Include anche documentazioni relative alla Dow Chemical (1951-1960), General Electric (1960–1970), Honeywell Information Systems (1970–1981), Cullinane Database Systems/Cullinet (1972–1986), Bachman Information Systems, Inc. (1982–1996), nonché alcune organizzazioni professionali.


Peter Chen Dr. Peter Chen

Il Dott. Peter Chen è colui che ha dato origine al Modello Entità-Relazione (ER Model) che è alla base di molti sistemi di analisi e metodologie di disegno, agli strumenti per l’ingegneria del software assistita da computer (CASE), e ai sistemi di repository incluso il Repository di IBM Manager/MVS ed il CDD/Plus di DEC.

Dopo anni di sforzi e il coinvolgimento di molte persone nello sviluppo e implementazione di tale idea, i termini “Modello Entità-Relazione (ER Model),” ”Diagramma Entità-Relazione (Diagramma di ER),” e “Peter Chen” sono usati comunemente in dizionari “on-line”, libri, articoli, pagine web e brochures di prodotti informatici.


Steve Jobs & Steve Wozniak

Steve Jobs, la mente imprep_jobs_f1enditoriale, affarista, determinato e sempre preoccupato che potessero copiare le sue macchine. Condizionò lo sviluppo della Apple in tal senso, oltre che per l’aspetto estetico sul quale era sensibilissimo. Steve Wozniak, invece, era la mente tecnologica. Esperto in elettronica, diede il suo contributo sia nello sviluppo delle componenti hardware dei computer, che nella stesura dei linguaggi di gestione e programmazione. Agli inizi del 1974 Jobs lavorava come disegnatore di video game alla Atari Inc., un’azienda pioniere nella creazione di giochi arcade. In autunno iniziò a frequentare gli amici del “Homebrew Computer Club” dove conobbe Wozniak. Wozniak era il genio dell’elettronica, con una infinita passione per i computer e il desiderio di arrivare a costruirne uno tutto per sè. Jobs, invece, non era interessato a creare circuiti elettronici e non era un buon ingegnere come Wozniak. I suoi occhi erano puntati sulle possibilità del mercato e così riuscì a persuadere Wozniak a lavorare con lui per ep_Wozniakcostruire dei nuovi personal computer.

I due disegnarono il computer Apple I nella camera da letto di Jobs e ne costruirono un prototipo nel garage dei genitori. La leggenda vuole che il nome Apple nacque da un’idea di Jobs che prendendo in mano una mela avrebbe detto: “Se non avremo un’idea migliore nei prossimi cinque minuti chiameremo la società come una mela”.
Jobs mostrò la nuova macchina a un raduno di rivenditori di apparati elettronici della zona, che gliene ordinarono un discreto numero di esemplari. In seguito a ciò si sentirono molto stimolati dall’idea di costituire una società che producesse e vendesse personal computer. Per avviare l’attività, però, dovevano procurarsi un pò di soldi.
Così Jobs vendette la sua Volkswagen e Wozniak la sua calcolatrice scientifica Hewlett-Packard, ricavando 1.300 dollari.
Fondata nel 1976 in un garage da Steve Jobs e Steve Wozniak, per produrre e vendere agli hobbisti i computer da “completare” costruiti da Woz, Apple nasceva nella sorprendente atmosfera creativa sorta a San Francisco attorno all’Homebrew Club, dove appassionati, studenti e hobbisti utilizzavano microprocessori (uno straordinario chip di calcolo inventato da Intel) per realizzare i primi strumenti elettronici programmabili, che diedero poi il via alla rivoluzione del personal computer.
Nessuna grande azienda informatica era interessata e coinvolta all’epoca, alla realizzazione di piccoli computer, né IBM, né HP o Honeywell o DEC.
Apple I era in una scatola di legno, e la motherboard era costruita attorno al microprocessore 6502, il più economico che Woz fosse riuscito a comprare.
Costava $ 666.66 e non era dotato né di monitor, né di tastiera. Steve Jobs aveva il bernoccolo degli affari e desiderava portare il computer al dì fuori del pubblico degli hobbisti, rivolgendosi a un mercato che desiderasse un prodotto finito e funzionante.
Per questo immaginò una scatola di plastica, con tastiera e monitor, creando il design del personal computer.
L’importanza che Jobs dava al design tracciò lo stile della Apple in tutta la sua evoluzione ed ancora oggi è elemento distintivo rispetto ad altri personal computer. Apple II era capace di imagini a colori, il che ispirò a Rob Janov il logo dell’azienda, una mela a sei colori con un morso sul fianco.
Apple II conobbe nella sua vita molti modelli: ][+, ][e, //c, IIgs, e vendette un milione di esemplari in 5 anni.
Il suo primo sistema operativo si chiamava semplicemente DOS, che negli anni ’80 venne sostituito dal più moderno proDOS. Nel 1979 Steve Jobs vide il lavoro che i programmatori del Palo Alto Research Center (PARC) della Xerox stavano portando avanti: una interfaccia per computer interamente grafica controllata da un mouse, che muoveva un cursore su uno schermo ad alta definizione. Jobs decise che Apple avrebbe prodotto un computer sofisticato, forse multiprocessore, che inglobasse le novità del PARC. Ne derivò prima un prototipo chiamato Lisa e poi il famoso Macintosh.
Nel 1985, però, Macintosh costava troppo e si vendeva molto meno del PC IBM, mentre erano in calo anche le vendite di Apple II. Apple doveva correre ai ripari e molti furono i progetti di riscossa: Apple III plus, Apple IIc, Macintosh Plus, e un OpenMac.
Dal canto suo Steve Jobs portava avanti il suo progetto di macchina chiusa e pronta all’uso, con due prototipi, BabyMac e BigMac.  Ciò lo portò in collisione con il progetto di Mac Plus, e infine al suo allontanamento dall’azienda.
Jobs avrebbe portato avanti il progetto di BigMac in una nuova azienda, la NeXT Computer.


ep_allen_f2Paul G. Allen (1953)

Per molti è solo l’ex socio di Bill Gates. Per altri niente di meno che uno dei tanti (si fa per dire) miliardari della new economy. Ma Paul Allen è soprattutto uno che ha fatto parlare di sé più per le sue eccentricità che per ciò che fatto nel mondo dell’informatica.
1983: colpito da una grave malattia, Allen lascia la Microsoft per iniziare una nuova vita e realizzare i suoi sogni nel cassetto, suonando la chitarra insieme ai vecchi compagni di gioventù.
Ma in Microsoft ha ancora un posto a lui riservato come consulente e una quota dell’ 8% sulla società.
Allen decide infatti di lanciarsi nel mondo discografico e di incidere con il suo gruppo “Grown men” un album di musica rock acquistabile esclusivamente su internet.
Non contento di quanto fatto fino ad allora, costruisce a Seattle, per la modica cifra di 580 miliardi di lire, “Experience music project”, un gigantesco museo interamente dedicato al suo idolo: Jimi Hendrix.
Tra una nota e l’altra, non disdegna comunque di puntare le sue ricchezze su aziende come America Online (tra i maggiori provider americani), sulle connessioni senza cavi e sulla televisione via web.
2002: Secondo la rivista ‘Forbes’, Allen, con un capitale di 36 miliardi di dollari, è la terza persona più ricca degli Sati Uniti.
Fra l’altro Allen possiede la squadra di basket Portland Trailblazers e una di football, i Seattle Seahawks.
Allen ha deciso di lasciare la direzione dell’azienda a partire dal prossimo novembre. Allen non abbandonerà del tutto l’azienda, perché rimarrà ancora in veste di consigliere. Il multimiliardario e musicista Allen andrà a caccia di extraterrestri. E lo farà a modo suo, ovvero donando 23 miliardi di lire al Seti Institute il centro di ricerca voluto da Carl Sagan, dedicato alla ricerca di forme di vita intelligenti nell’universo attraverso l’ascolto di eventuali segnali radio.
Un bell’aiuto economico per l’iniziativa che ha coinvolto migliaia di computer in tutto il mondo scatenandoli sulle tracce di segnali provenienti dallo spazio. Il finanziamento verrà utilizzato per sviluppare un nuovo telescopio radar che entrerà in funzione nel 2005 e il cui costo complessivo è di 26 milioni di dollari.
Il telescopio Allen si affiancherà a quello portoricano di Recibo e lo aiuterà ad “ascoltare” eventuali messaggi dall’universo. Poi i diversi impulsi verranno esaminati dai computer delle migliaia di persone che in 96 paesi del mondo aderiscono al progetto Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) con la speranza di essere i primi ad intercettare una presenza extraterrestre nell’universo che analizzeranno le varie informazioni raccolte.
Nel suo sito (www.paulallen.com), Allen racconta tutto di sè, dai suoi investimenti (in 65 diverse compagnie), ai libri e musica che preferisce.
E’ il terzo uomo più ricco degli Stati Uniti (22 miliardi di dollari), dopo Warren Buffet (29 miliardi di dollari) al secondo posto e Bill Gates (59 miliardi di dollari) al primo (dati di Forbes 1998).


ep_gates_f1Bill Gates (1955)

Nome da Imperatore dell’informatica, non c’è dubbio!
Nato il 28 ottobre 1955 a Seattle (Washington), dove è cresciuto insieme a due sorelle.

Il papà William H. Gates II era procuratore. La mamma, Mary Gates, insegnante all’Università di Washington e presidente della United Way International. Visto che era uno studente svogliato nella scuola pubblica, fu mandato dai genitori alla scuola privata di Lakeside a nord di Seattle. E’ lì che Gates incominciò la sua carriera come programmatore di software per personal computer, all’età di 13 anni. La scuola non aveva i soldi per comprare un computer (all’epoca esistevano solo grandi elaboratori molto costosi) e così fece un contratto di noleggio a ore di elaborazione per un DEC PDP-10 della General Electric.
Bill Gates, Paul Allen, e altri studenti di Lakeside (molti dei quali vennero poi assunti dalla Microsoft) divennero inseparabili da quel computer. Rimanevano nella stanza del computer giorno e notte, scrivendo programmi, leggendo testi e qualsiasi cosa che potesse essere utile all’apprendimento dell’informatica. E così sia Gates che gli altri studenti ebbero presto dei problemi con la facoltà.
Non studiavano le altre materie, saltavano le lezioni e se ne stavano sempre in quell’aula, ma peggio di tutto, in poche settimane avevano esaurito le ore di noleggio che la scuola aveva acquistato pensando fossero più che sufficenti per tutto l’anno scolastico!
Bill Gates, Paul Allen e altri due hackers (smanettoni) di Lakeside formarono il “Lakeside Programmers Group” verso la fine del 1968.
Erano determinati a trovare un modo per applicare le loro conoscenze sui computer nel mondo reale.
Il Computer Center Corporation’s (la società che aveva l’elaboratore) iniziava ad avere dei problemi dovuti alla vulnerabilità del sistema e ai suoi frequenti guasti. Impressionati dall’abilità degli assalti al sistema di sicurezza fatti da Gates e company, quelli della Computer Center Corporation decisero di assumere gli studenti per trovare i punti deboli nel sistema. In compenso il “Lakeside Programming Group’s” avrebbe potuto usare la macchina a tempo indeterminato . Gates commentò più tardi: “è stato quando abbiamo finalmente avuto a disposizione un computer tutto per
noi alla ‘C al cubo’ (Computer Center Corporation) che siamo finalmente entrati nella logica del sistema”.
Anche se il gruppo era stato assoldato solamente per trovare i bug del sistema, loro poterono disporre di tutta la documentazione tecnica con la quale impararono un sacco di cose, che poi sperimentavano sulla macchina stessa. Ed è appunto qui che Gates e Allen iniziarono a sviluppare il loro talento che li portò alla costituzione della Microsoft sette anni più tardi.
Il Computer Center Corporation iniziò ad avere problemi finanziari verso la fine del 1969, per cui il Lakeside Programming Group’s doveva trovare nuove risorse per proseguire con l’utilizzo di un computer.
Una prima occasione venne offerta loro dalla “Information Sciences Inc.” (ISI) che li assunse per scrivere dei programmi di calcolo dei cedolini paga. Ancora una volta il gruppo aveva accesso libero ad una macchina e per la prima volta i ragazzi guadagnarono anche qualche soldo.
Il progetto successivo di Gates ed Allen richiese la costituzione di una ditta a loro intestata, la Traf-O-Data. Producevano un piccolo computer che veniva usato per misurare il traffico. Dal progetto guadagnarono circa $20.000. La Traf-O-Data company durò fino a quando Gates se ne andò al college. Durante il soggiorno al Lakeside, l’amministrazione della scuola gli offrì di informatizzare il sistema di presenze. Gates chiese ad Allen di aiutarlo col progetto. Lui accettò e durante l’estate scrissero il programma.
Anche la TRW aveva dei problemi di bug che infestavano il loro computer, simile a quello della Computer Center Corporation.
Siccome quelli della TRW erano venuti a conoscenza delle esperienze dei due ragazzi, offrirono loro lo stesso lavoro. Ma alla TRW non chiesero solamente di individuare i problemi, ma anche di risolverli.
E’ stato dunque alla TRW che Gates iniziò la sua formazione come vero programmatore e fu in quell’occasione che Allen e Gates per la prima volta iniziarono a parlare seriamente di costituire una loro società di software.
Nel 1973 Bill Gates lascia casa per andare alla Harvard University.
Non aveva un’idea precisa di cosa volesse studiare, ma il suo cuore batteva solo davanti ad un computer. Dopo avere localizzato il sistema presente nella scuola, si perse nuovamente dall’irresistibile attrazione per l’informatica.
Al collegio di Harvard Bill si guadagnò anche una discreta reputazione più come nottambulo del poker che come studente scrupoloso.
Durante la permanenza ad Harvard, però, Gates sviluppò una versione del linguaggio BASIC per il primo microcomputer, il MITS della Altair.
Paul Allen e Gates rimasero comunque in stretto contatto anche se Bill era a studiare altrove.
Al termine del primo anno scolastico ad Harvard, i due decisero che Allen avrebbe dovuto avvicinarsi per dare corso a qualche iniziativa. Quell’estate entrambi trovarono un lavoro presso la Honeywell.
Alla fine dell’estate, Allen cercò di convincere Bill a costituire una loro software company. Ma lui non era ancora abbastanza convinto di abbandonare la scuola. L’anno successivo (1975), però, sarebbero cambiate molte cose.
La sua lungimiranza e visione in merito all’importanza che avrebbero avuto i personal computer sono state fondamentali per il successo della Microsoft e per l’industria del software.
Gates attualmente è impegnato sul fronte delle decisioni strategiche e della guida della Microsoft, svolgendo un ruolo importante nello sviluppo tecnico di nuovi prodotti. Buona parte del suo tempo è dedicato ad incontri coi clienti e nel mantenere contatti tramite e-mail con impiegati Microsoft sparsi per il mondo.
Sotto la leadership di Gates la missione della Microsoft è sempre stata di migliorare e incrementare la tecnologia del software, renderlo più facile, più economico e più apprezzabile dalla gente che usa il computer.
La compagnia opera con piani a lungo termine, sui quali ha investito solo nell’anno corrente più di 2,6 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo.
Nel 1995 Gates scrisse “The road ahed”, che rappresenta la sua visione di dove la Information Technology condurrà la società.
Pubblicato in più di 20 lingue, il libro venderà più di 400.000 copie soltanto in Cina.
Nel 1996, mentre la Microsoft rivolge il suo nuovo interesse verso le emergenti opportunità create da Internet, Gates revisiona il suo libro affinchè rifletta la sua nuova visione sulle reti interattive, che considera una pietra miliare nelle comunicazioni umane.
Gates donerà l’intero ricavato ad una fondazione non-profit per aiutare gli insegnanti di tutto il mondo ad introdurre il computer nello studio scolastico.
In aggiunta alla sua passione per i computer, Gates si interessa anche di biotecnologie. Oltre a far parte di alcune importanti compagnie del settore, fonda la Corbis Corp., che sta sviluppando una delle maggiori raccolte di informazioni al mondo, comprensiva di un archivio digitale di arte e fotografie ricavate da collezioni pubbliche e private di tutte le parti del mondo.
Gates ha anche investito nella Teledesic, una compagnia che sta lavorando ad un ambizioso progetto per mettere in orbita centinaia di satelliti attorno alla Terra per fornire un servizio di comunicazione mondiale con trasmissione a due vie.
Nei dodici anni che precedettero la trasformazione di Microsoft in società pubblica, Gates ha donato più di 800 milioni di dollari in carità, inclusi 200 milioni dati alla Gates Library Foundation concepita per aiutare le librerie del Nord America a trarre vantaggio dalle nuove tecnologie e dall’era dell’Informatica.
L’attenzione filantropica di Gates è rivolta principalmente a queste aree: education, salute pubblica e popolazioni, organizzazioni civiche e artistiche non-profit.
Bill e Melinda French Gates si sposarono il 1 gennaio del 1994. Hanno una bambina, Jennifer Katharine Gates, nata nel ’96.
Vivono in una reggia tecnologica che si affaccia sul lago Washington e situata nelle vicinanze della sede Microsoft di Redmond.


KimballRalph Kimball

E’ stato uno degli inventori della Xerox Star workstation, primo prodotto commerciale con icone e finestre da cui sono derivati i prodotti Apple e Microsoft. E’ stato fondatore di Metaphor Computer e di RedBrick.  Oggi svolge la sua attività come consulente di alto livello nella progettazione di grandi Data Warehouses e come docente sulla progettazione dei Data Warehouses. In passato è stato il pioniere dello Star Schema e dell’analisi dimensionale dei dati specifica per le applicazioni Data Warehouse.


Bill InmonWilliam H. Inmon

WH Inmon è nato il 20 luglio 1945 a San Diego, in California. Ha conseguito la Laurea in Matematica presso la Yale University, e un Master of Science in Computer Science presso la New Mexico State University.

Ha lavorato per American Management Systems e Coopers & Lybrand prima del 1991, quando ha fondato l’azienda Prisma Solutions. Nel 1995 ha fondato la Pigna Systems, che è stata ribattezzata Ambeo più tardi. Nel 1999, ha creato il sito Web Corporate Information Factory per educare professionisti e responsabili delle decisioni circa il data warehousing e la Corporate Information Factory.

Bill Inmon è stato il creatore del Governement Information Factory, così come del Data Warehousing 2.0. Il signor Inmon è un autore prolifico sulla costruzione, l’utilizzo e la manutenzione del data warehouse e la Corporate Information Factory. I suoi libri includono “Costruire il Data Warehouse” (1992, con edizioni successive) e “DW 2.0: l’architettura per la nuova generazione di Data Warehousing” (2008).

Nel luglio 2007, Bill è stato nominato da Computerworld come una delle dieci persone che più hanno influenzato i primi 40 anni del settore informatico.

L’associazione di Bill Inmon con il data warehousing deriva dal fatto che ha scritto il primo libro di data warehousing, ha coniato il termine originale, ha tenuto la prima conferenza di data warehousing (con Arnie Barnett), scrisse la prima colonna in una rivista sui dati warehousing, ha scritto più di 1000 articoli di data warehousing in riviste e bollettini, ha creato il primo pieghevole grafico a parete per il data warehousing e ha diretto le prime classi di data warehousing. I recenti progressi di Bill includono la creazione di DW 2.0 – la definizione della prossima generazione di data warehousing. Inoltre Bill è stato il creatore
della fabbrica di informazioni aziendali (il “cif”), che descrive le informazioni più grande architettura in quali magazzinaggio adatta. Più di recente, Bill ha sviluppato la tecnologia per l’inclusione di dati testuali non strutturati nel data warehouse “ETL testuale”.

Nel 2012 Bill ha sviluppato e reso pubblica la tecnologia nota come “disambiguazione testuale”. La disambiguazione testuale si applica al testo grezzo e riformatta il testo grezzo in un formato database standard. Una volta che il testo grezzo viene fatto passare attraverso la disambiguazione testuale, può facilmente ed efficacemente essere letto e analizzato dalla tecnologia standard di business intelligence. La disambiguazione testuale  si realizza attraverso l’esecuzione di ETL testuale. La disambiguazione testuale è utile ovunque si trova un testo semplice, ad esempio nei documenti, Hadoop, e-mail, e così via.

 


Ed Yourdon'sEd Yourdon

Yourdon ottenuto il suo B.S. in matematica applicata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel 1965, e ha svolto un lavoro in ingegneria elettrica e informatica presso il MIT e l’Istituto Politecnico di New York.
Nel 1964 Yourdon ha iniziato a lavorare presso la Digital Equipment Corporation lo sviluppo di programmi FORTRAN per il minicomputer PDP-5 e più tardi in assembler per il PDP-8. Tra il 1960 e fino agli inizi del 1970 dopo aver lavorato in una piccola società di consulenza come consulente indipendente, Yourdon ha fondato, nel 1974, una propria società di consulenza, la YOURDON Inc. per fornire istruzione, editoria e servizi di consulenza. Dopo aver venduto questa società nel 1986, ha fatto parte del Consiglio di molteplici società come consulente IT, ed è stato coinvolto  in diversi progetti di ricerca nel settore del software fino al 1990.
Nel giugno 1997, Yourdon è stato inserito nella Hall of Fame del computer, insieme a personaggi noti come Charles Babbage, James Martin, Grace Hopper, e Gerald Weinberg. Nel dicembre 1999 il Crosstalk, il giornale di Ingegneria del Software della Difesa, lo ha nominato una delle dieci persone più influenti nel campo del software.